Quando è intuizione e quando è proiezione?

Nel cammino interiore c’è una fase delicata in cui iniziamo a percepire di più.

Sentiamo prima che qualcosa accada, avvertiamo vibrazioni nelle persone, riceviamo immagini, pensieri improvvisi, sensazioni nette. È una fase potente, ma anche fragile.


Perché non tutto ciò che sentiamo è intuizione.


L’intuizione vera è silenziosa. Non grida, non convince, non ha bisogno di difendersi. Arriva come una certezza semplice, quasi neutra. Non è emotivamente carica, non è agitata, non ha urgenza di essere dimostrata.


La proiezione invece nasce da una parte non risolta di noi. Ha sempre un’emozione attaccata.

Può essere paura, desiderio, bisogno di conferma, attrazione, rabbia.

La proiezione non è falsa in senso assoluto, ma è contaminata dal nostro stato interno.


L’intuizione osserva.
La proiezione reagisce.


Quando è intuizione, il corpo è calmo. Anche se il contenuto è forte, dentro c’è stabilità.

Quando è proiezione, il corpo è attivato.

C’è tensione, accelerazione, bisogno di parlare subito, di agire subito, di confermare subito.


L’intuizione non ha fretta.
La proiezione sì.


Un altro elemento fondamentale è questo: l’intuizione non serve il nostro ego, a volte ci dice cose che non ci piacciono, a volte ci ridimensiona e a volte ci chiede di fermarci.

Non costruisce una narrativa grandiosa su di noi.


La proiezione invece spesso ci mette al centro di una storia intensa. Ci fa sentire scelti, attaccati, salvatori, vittime, destinati. Ha sempre una trama emotiva molto definita.


Molte persone confondono intuizione con desiderio.

Se voglio che una relazione sia “speciale”, potrei convincermi di sentire segnali ovunque. Se temo di essere tradita, potrei interpretare ogni gesto come conferma del tradimento.

In entrambi i casi non sto intuendo: sto leggendo la realtà attraverso una lente emotiva.
L’intuizione non cerca prove.
Se è autentica, resta stabile anche se nessuno la conferma.


C’è poi un criterio semplice ma raramente considerato: il tempo.

La vera intuizione regge nel tempo. Non cambia forma ogni giorno. Non si adatta alle circostanze per giustificarsi. È coerente.

La proiezione invece oscilla, si alimenta di nuovi dettagli, si rafforza quando trova appoggi esterni.
Per riconoscere la differenza serve una cosa sola: onestà interiore.


Chiedersi con sincerità:
Quello che sto sentendo mi dà pace o mi dà eccitazione?
Mi rende più centrata o più agitata?
Mi rende più responsabile o più dipendente?
L’intuizione ti rende autonoma.
La proiezione ti lega a una storia.


Questo non significa che non possiamo sbagliare. Fa parte del percorso.

Ma ogni volta che distingui una proiezione da un’intuizione stai rafforzando il tuo centro.

Non stai diventando più diffidente, stai diventando più lucida.


E la lucidità non spegne la spiritualità.
La rende adulta.


Il vero cammino non è imparare a sentire di più. È imparare a sentire con chiarezza.

Questo articolo fa parte della serie “Il Discernimento Applicato”, uno spazio dedicato a distinguere ciò che è autentico da ciò che lo imita, dentro e fuori di noi.

Nel prossimo approfondimento parleremo di perché, nel percorso spirituale, l’emotività viene spesso confusa con l’intuizione.

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