Non è che non hai tempo. È che ti stai evitando.


Ci sono giorni in cui diciamo che non abbiamo tempo.
Lo ripetiamo con convinzione, quasi fosse un dato oggettivo.
E a volte è vero, la vita corre, le responsabilità si accumula- no, le energie non bastano.


Ma c’è un’altra verità, più sottile.


A volte non è che non abbiamo tempo.
È che ci stiamo evitando.


Ci evitiamo quando: rimandiamo una scelta che sappiamo già quale sarebbe,
restiamo in una situazione che non ci somiglia più,
continuiamo a far finta che va bene, anche quando dentro non è vero,
riempiamo le giornate di cose utili per non sentire ciò che brucia in silenzio.


E non lo facciamo perché siamo deboli.
Lo facciamo perché stare davanti a noi stessi richiede coraggio.


Evitarsi non significa essere superficiali.
Significa aver imparato, in passato, che sentirsi troppo era pericoloso.


Allora si diventa efficienti.
Si diventa bravissimi a gestire.


Si diventa persone che reggono tutto.
Ma a forza di reggere, ci si perde.


Il tempo non manca solo perché ci sono troppe cose.
Il tempo manca perché certe cose, se le guardassi davvero, cambierebbero tutto.


Cambierebbero l’immagine che hai di te, il modo in cui ti racconti la tua storia, il modo in cui resti in un legame, il modo in cui continui a dire “poi”.


Eppure c’è un punto preciso in cui l’evitamento si spezza.
Non perché arriva la soluzione.
Ma perché non riesci più a mentirti.


In quel momento non serve forza. Serve presenza.


Non devi risolvere la vita oggi.
Non devi fare tutto.


Ma forse puoi fare una cosa sola.


Non evitarti per un minuto.


Senza telefonare a qualcuno per distrarti, senza aprire qualcosa da leggere,
senza mettere musica,
senza spiegarti.


Solo stare.


Se resti, potresti sentire qualcosa di semplice: una stanchezza che non è fisica,
un bisogno che non hai mai ammesso, un desiderio pulito che hai nascosto per anni.


E lì capisci che non ti mancava il tempo.


Ti mancava il permesso di ascoltarti.


Non è colpa tua se ti sei evitato.
È stato un modo per sopravvivere.


Ma ora forse non serve più.


Ora puoi iniziare a tornare.


Un minuto alla volta.


Non prendere queste parole come verità da seguire.
Usale come uno specchio: se qualcosa risuona, fermati lì.
Il resto può cadere.

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