Quando mi accorgo che sto chiedendo amore, non presenza.


A volte non chiediamo amore.
Chiediamo di non sentirci soli.

Non è la stessa cosa.

L’amore è incontro.
La paura è bisogno.
E spesso li confondiamo,
perché entrambi fanno battere qualcosa dentro.

Chiedo amore quando:
– ho bisogno di essere rassicurato,
– temo di perdere l’altro,
– voglio sentirmi scelto,
– voglio una prova che valgo.


Non lo faccio per cattiveria.
Lo faccio perché qualcosa in me
ha imparato a sopravvivere così.


La presenza, invece, è diversa.

La presenza non promette.
Non consola sempre.
Non fa spettacolo.

La presenza resta.


E proprio per questo
a volte ci spaventa più dell’assenza.


Quando chiedo amore e non presenza, accade una cosa sottile:
– non sto più guardando l’altro.
– Sto guardando me stesso
attraverso l’altro.
– Sto chiedendo all’altro
di tenere in piedi un pezzo di me.

E se l’altro non riesce,
lo vivo come mancanza d’amore.

Ma non sempre è mancanza d’amore.
A volte è solo:
– il limite umano di un essere umano.

Molti legami si consumano così:
– non per assenza di sentimento,
ma per eccesso di richiesta.

Perché chiediamo all’altro
di colmare una distanza
che nasce dentro.

L’amore vero non è una cura contro il vuoto.
È una scelta di presenza
anche quando il vuoto esiste.

E la maturità emotiva comincia qui:
nel punto in cui smetto di usare l’amore
come medicina.


Forse oggi non serve amare di più.

Forse serve chiedersi con sincerità:
Sto cercando presenza…
o sto cercando di essere salvato?


Quando smetti di chiedere salvezza,
la relazione respira.

Quando smetti di cercare prove,
l’incontro diventa possibile.

La presenza non ti garantisce nulla.
Ma ti restituisce qualcosa di enorme:
la verità di ciò che c’è.

E la verità,
quando la reggi,
è già pace.

Non prendere queste parole come verità da seguire.
Usale come uno specchio: se qualcosa risuona, fermati lì.
Il resto può cadere.

Monia Terrosi con Emet Ql  e Sfera di Shambhalla.

Lascia un commento