C’è un momento, dopo che il racconto si ferma
e la giustificazione cade,
in cui resta una domanda silenziosa.
Non è teorica.
È fisica.
Posso reggere ciò che emerge quando non mi difendo più?
Quando smetti di raccontarti storie, vedi.
Quando smetti di giustificarti,
senti.
E quando vedi e senti senza difesa, qualcosa affiora.
Non sempre è luce.
Non sempre è pace.
Spesso è realtà non filtrata.
Emergono cose semplici e scomode:
– una stanchezza che non ammette alibi,
– un desiderio che non puoi più rimandare,
– una verità che non sai ancora dire,
-una scelta che non puoi più delegare.
Non sono errori.
Sono dati vivi.
Il problema non è ciò che emerge.
È la fretta di farlo sparire.
Difendersi serve a non sentire.
Ma quando la difesa cade,
non serve reagire.
Serve reggere.
Reggere non significa capire.
Non significa risolvere.
Non significa migliorare.
Reggere significa restare presente
mentre qualcosa dentro chiede spazio.
L’ego chiama questo stato “instabilità”.
Ma non lo è.
È verità senza appoggio.
E fa paura solo perché
non ha ancora una forma conosciuta.
Non sei chiamato a essere forte.
Sei chiamato a essere sincero con ciò che senti.
Se puoi restare qualche istante in più:
– senza spiegare,
– senza correggere,
– senza spiritualizzare,
scoprirai che ciò che emerge
non vuole distruggerti.
Vuole essere riconosciuto.
Molte persone tornano a difendersi qui.
Non perché sbagliano,
ma perché non sanno che reggere è già sufficiente.
Non devi fare nulla con ciò che emerge.
Devi solo non scappare.
Quando reggi senza difenderti:
– qualcosa si riordina da solo,
– qualcosa smette di urlare,
– qualcosa trova finalmente spazio.
Non perché l’hai sistemato,
ma perché l’hai accolto senza condizioni.
Questo è il punto di chiusura del primo ciclo.
Non una conclusione.
Una stabilizzazione.
Se puoi reggere ciò che emerge,
non hai più bisogno di raccontarti.
Non hai più bisogno di giustificarti.
Hai iniziato ad abitarti.
E questo,
nel tempo giusto,
è già tutto.
Non prendere queste parole come verità da seguire.
Usale come uno specchio: se qualcosa risuona, fermati lì.
Il resto può cadere.
Monia Terrosi con Emet QL e Sfera di Shamballa.
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