Cosa difendo quando mi giustifico?

Ogni giustificazione ha una funzione.
Non serve a spiegare.
Serve a difendere.


Ci giustifichiamo prima ancora che qualcuno ci accusi.
A volte persino quando nessuno ha chiesto nulla.


È un gesto automatico, raffinato, spesso educato.
Ma non è neutro.


La giustificazione nasce quando qualcosa dentro teme di essere visto.


Ci giustifichiamo quando:
– sentiamo di non essere all’altezza,
– temiamo di deludere,
– abbiamo paura di perdere un’immagine,
– non siamo pronti a scegliere davvero.


La giustificazione non è una bugia.


È una mediazione.


Serve a restare dove siamo
senza sentire fino in fondo il peso di restarci.


Molte giustificazioni suonano così:
“Non è il momento”
“È complicato”
“Devo pensarci ancora”
“Non dipende solo da me”
“Sono fatto così”
Parole sensate.


Eppure, se ascoltate in profondità,
proteggono sempre qualcosa di fragile.


La domanda allora non è:  È giusto o sbagliato giustificarmi?


La domanda vera è:


Cosa sto difendendo quando lo faccio?
– Un’identità?
– Una relazione?
– Una sicurezza apparente?
– Un equilibrio che so già non essere vero?


Quando smetti di giustificarti — anche solo per un istante —
emerge uno spazio strano.


Non è chiarezza immediata.
È esposizione.


Senza giustificazione:
– non sai subito cosa dire,
– non sai come spiegarti,
– non sai se sarai capito.


Ed è proprio lì che l’ego si allarma.


Chiama questo spazio pericolo.


Ma non lo è.


È assenza di armatura.


Non ti viene chiesto di non giustificarti mai.


Ti viene chiesto di accorgerti quando lo fai.


Di sentire cosa accade nel corpo
un attimo prima della spiegazione.


Lì c’è sempre un nodo.
E quel nodo non vuole essere sciolto con le parole.


Vuole essere sentito.


Quando non ti giustifichi subito:
– qualcosa dentro trema,
– qualcosa si raddrizza,
– qualcosa smette di fingere.


Non diventi più debole.
Diventi più presente.


Forse scoprirai che ciò che difendevi
non era così solido come credevi.
E forse scoprirai che sotto la difesa
non c’è una colpa da espiare,
ma una verità che chiede solo
di essere finalmente abitata.


Quando la giustificazione cade, non resti scoperto.


Resti vero.


E questo,
nel tempo giusto,
è sufficiente.

Monia Terrosi Emet Ql e Sfera di Shambhalla.

Non prendere queste parole come verità da seguire.
Usale come uno specchio: se qualcosa risuona, fermati lì.
Il resto può cadere.

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