Quando la crescita diventa un peso.

All’inizio crescere è espansione.
Scopri, comprendi, apri, respiri meglio.
Ti senti più viva.

Poi, a un certo punto, qualcosa cambia.

La crescita non alleggerisce più.
Appesantisce.

Non perché stai sbagliando strada,
ma perché hai superato una soglia che non riconosci subito.

Quando la crescita diventa un peso, non è perché stai regredendo.
È perché stai trattenendo più di quanto ti serve.

Succede quando:

  • continui a lavorare su di te anche quando non c’è più una vera domanda
  • ti senti in colpa se ti fermi
  • hai paura che, smettendo, “perdi qualcosa”
  • confondi il silenzio con l’arresto

La crescita autentica ha fasi di movimento
e fasi di integrazione.
Se resti sempre in spinta,
il corpo e l’anima si affaticano.

C’è un momento in cui non serve più capire di più.
Serve abitare ciò che hai già capito.

Ma questo momento spaventa,
perché non dà risultati immediati,
non ti fa sentire “in evoluzione”,
non ti offre conferme esterne.

Ti chiede una cosa semplice e difficile insieme:
restare.

Restare senza migliorarti.
Restare senza sistemarti.
Restare senza aggiungere.

Quando la crescita diventa un peso,
il passo successivo non è un nuovo percorso.
È posare gli strumenti.

Non stai rinunciando a te.
Stai smettendo di trattarti come un progetto da aggiustare.

La vera maturità arriva quando puoi dire:
“Per ora, così, va bene.”

Da lì, qualcosa si riorganizza naturalmente.
Non perché hai fatto di più,
ma perché hai fatto meno nel modo giusto.


Monia Terrosi
EMET QL · Sfera di Shambhalla

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