Ci sono momenti in cui senti il bisogno di fare ordine dentro.
Non perché qualcosa non va,
ma perché troppe cose stanno convivendo insieme.
Non è una crisi.
Non è un blocco.
Non è una regressione.
È sovraccarico.
Viviamo in un tempo che confonde il cambiamento con la crescita.
Se non stai trasformando qualcosa, sembra che tu stia fermo.
Se non stai lavorando su di te, sembra che tu stia sbagliando.
Ma l’anima non funziona così.
Ci sono fasi in cui non serve aggiungere nulla.
Serve togliere.
Rimettere ogni cosa al suo posto.
Lasciare cadere ciò che non è più vivo, anche se un tempo lo è stato.
Il bisogno di fare ordine arriva quando hai già capito molto,
forse troppo.
Hai accumulato concetti, pratiche, visioni, spiegazioni.
E ora tutto questo pesa.
Non perché sia falso,
ma perché non tutto ti appartiene più.
Cambiare significa muoversi verso qualcosa di nuovo.
Fare ordine significa riconoscere cosa è rimasto vero
e cosa no.
È più difficile fare ordine che cambiare.
Perché cambiare ti dà l’illusione del movimento.
Fare ordine ti chiede di fermarti e guardare.
Guardare:
- cosa stai portando avanti per abitudine
- cosa fai per non deludere
- cosa mantieni per paura di perdere identità
Fare ordine non è buttare tutto.
È discernere.
Alcune cose non sono sbagliate.
Sono semplicemente finite.
E accettare che qualcosa sia finito,
senza demonizzarlo,
senza giustificarlo,
senza trascinarlo oltre il suo tempo,
è un atto di maturità profonda.
Se senti questo bisogno, non forzarti a “ripartire”.
Non cercare subito una nuova direzione.
Non riempire il vuoto con un altro progetto, un’altra spiegazione, un’altra promessa.
Resta.
Sistema.
Ascolta cosa chiede di restare
e cosa chiede di andare.
L’ordine non arriva dall’esterno.
Arriva quando smetti di occupare spazio con ciò che non ti somiglia più.
E quando l’ordine si ristabilisce,
il passo successivo nasce da solo.
Senza sforzo.
Senza spinta.
Senza rumore.
Monia Terrosi
EMET QL · Sfera di Shambhalla
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